FEASRFONDO EUROPEO AGRICOLO PER LO SVILUPPO RURALE:L’EUROPA INVESTE NELLE ZONE RURALI
ASSESSORATO REGIONALEDELL’AGRICOLTURAE DELLO SVILUPPO RURALE E DELLA PESCA MEDITERRANEA

cosa visitare a MODICA in 3 giorni

giorni

PER ABBRACCIARSI

Dopo l’assaggio del primo giorno, ora puoi entrare in confidenza con alcuni nomi e luoghi che hanno contribuito a far conoscere Modica, al pari delle sue bellezze architettoniche. Ti va?

Allora, fai visita al Museo delle arti e tradizioni popolari che si trova accanto alla chiesa della Madonna delle Grazie, anch’essa ricostruita dopo il terremoto del 1693 e caratterizzata da una torre campanaria rimasta incompleta, più bassa rispetto al progetto originale. Torniamo al museo: è all’interno di Palazzo dei Mercedari (ex convento dei frati omonimi, utilizzato come lazzaretto durante la peste) ed è intitolato a Serafino Amabile Guastella (nato a Chiaramonte Gulfi), notevole studioso della civiltà contadina e della cultura popolare, e propone una delle collezioni etnografiche più ricche del sud Italia: botteghe artigiane ricostruite con strumenti originali e una masseria in pietra, con cucina, stalle e camere, in cui puoi fare conoscenza diretta della quotidianità e dei rituali contadini del territorio. Un altro museo si trova alle spalle di Piazza Matteotti: il Museo della medicina, allestito nell’ex Ospedale Santa Maria della Pietà, trasformato in sifilicomio grazie alle famose “botti” inventate da un altro personaggio illustre della cultura modicana e iblea, il medico-poeta-scienziato-filosofo Tommaso Campailla, vissuto a callo tra ‘600 e ‘700, che trovò la cura per la sifilide, allora considerata incurabile. Visitare lo studio medico, il teatro anatomico e una ricca collezione di scritti e di strumenti chirurgici è come sentirsi tra le pagine di un romanzo del Seicento.

Ti va di fare qualche altro passo tra le stanze museali? Ospitato nel Palazzo della Cultura  (già monastero delle Benedettine, occupato dall’ordine monastico tra il Seicento e l’Ottocento), ecco il Museo Archeologico Civico “Franco Libero Belgiorno”, dove incontrerai una piccola ma preziosa collezione di reperti locali. Tra le sue perle, la statuetta dell’Ercole di Cafeo, pochi centimetri in bronzo di epoca ellenistica. Ma il museo racconta millenni di storia, dai Sicani ai Greci, fino ai Romani e ai Bizantini: una tappa utile per inquadrare Modica nel tempo. In un’ala del Palazzo trova spazio il Museo del Cioccolato di Modica dedicato alla storia del cioccolato modicano, unico al mondo per la sua lavorazione “a freddo”, d’origine azteca. Un’esperienza golosa e culturale che racconta l’identità di Modica attraverso uno dei suoi prodotti simbolo.

MUSEO DELLA MEDICINA
Opera Guccione - Teatro Garibaldi

Dopo il pranzo, è tempo di uscire allo scoperto. E di incontrare Modica con gli occhi e le narici. C’è una zona di Modica dove le pietre raccontano storie antiche, silenziose ma vivide: è il vecchio quartiere Cartellone, dove la comunità ebraica visse fino alla seconda metà del Quattrocento. Oggi è uno dei più affascinanti quartieri cittadini: ogni curva regala uno scorcio, come una sorpresa che si apre all’improvviso sulla città, case che si affacciano su case, tetti che sfiorano la collina di fronte. Continua a salire, segui le scale fino a incrociare via Rosso e via Exaudinos: da lì arrivi al Belvedere. Fermati. Respira. Davanti a te San Giorgio che svetta maestoso. È una delle viste più belle di tutta Modica, tanto da farti desiderare di essere un angelo per poter volarci sopra. Ed è da qui che la città sembra “una melagrana spaccata”, come la descrisse Bufalino, piena di stradine e casette ricamate in pietra color ocra, che al tramonto si accendono di una luce rosa. Imparagonabile.

Se vuoi, puoi chiudere così la tua seconda giornata, davanti a questa meraviglia. Ma se hai ancora energia, continua a perderti. Puoi dirigerti verso la collina di Monserrato, alle spalle della Madonna delle Grazie: un regno profumato di gelsomini, dove le casette a un certo punto si confondono con la pineta. Oppure puoi esplorare il quartiere San Paolo, dietro la chiesa del Carmine, dove ti ritrovi a camminare tra vicoli stretti e silenziosi e, senza neanche accorgertene, sei già in campagna, passando dai palazzi barocchi ai muretti a secco e ulivi. È qui che la città cede il passo al suo passato rurale, ancora vivo. Se sei fortunato, potresti imbatterti in piccole chiese nascoste, come la deliziosa chiesetta di San Girolamo: si apre in uno slargo che gli abitanti curano come fosse un giardino segreto, con buganvillee e gelsomini che ti avvolgono nel loro profumo. È Modica che ti parla piano, a ogni passo. Sta a te ascoltarla.

Modica è unica, ma anche duale. Ora puoi cominciare a intrufolarti nelle vene dell’altro cuore della città: Modica Alta, poco esposta ai riflettori turistici ma non meno affascinante e autentica. Anzi. Perché tra vicoli silenziosi e scalinate tortuose, puoi ancora vedere i vecchietti seduti fuori casa, con le sedie sulla strada, a gustarsi un latte di mandorla, a chiacchierare o a “spicciare” cioè sbucciare fave. Passeggia fino alla chiesa di Santa Teresa – con il convento annesso, oggi scuola elementare – affacciata su una piazzetta alberata e ancora frequentata dai bambini e dai loro giochi. Più su c’è l’unico cinema cittadino, mentre riscendendo – dopo una curva sulla destra – puoi visitare la chiesa di San Nicolò ed Erasmo, dove la cantoria si nasconde dietro le gelosie. E infine sali per via Regina Margherita, strada da cui si dipartono vicoli, slarghi e stradine caratteristiche e su cui affacciano Palazzo Floridia (XIX sec.), Palazzo Salonia-Floridia (di stile neoclassico), Palazzo Salonia-Di Lorenzo-Minardo (con decorazioni di metà ‘700 e stemmi araldici) e l’ex Albergo dei poveri, struttura piena di storia e fascino. Prima di raggiungere la Chiesa di San Giovanni Evangelista, si incontrano anche la Chiesa di San Ciro (di metà Ottocento) e la settecentesca Chiesa di San Martino con l’annesso convento, divenuto prima ospedale e poi sede accademica. Affacciato su piazza San Giovanni, c’è Palazzo Napolino De Naro Papa, uno degli esempi più significativi del tardo-barocco modicano, con un portale d’ingresso inquadrato da archi che sorreggono un balcone con ringhiera in ferro battuto. Sul prospetto laterale sinistro della chiesa di San Giovanni si può proseguire per Via Pizzo. Percorrila e raggiungi un altro angolo da cartolina: da qui, il panorama si apre su tutta la città bassa, sul quartiere Cartellone e sulla collina dell’Idria. Ideale al tramonto o alla sera, quando le luci rendono magica la trama dei tetti, delle cupole e delle scale che si arrampicano sulle colline. Un “presepe” contemplativo, romantico, fotografico.   

Il pomeriggio puoi dedicarlo alla lussureggiante campagna modicana, che al pari dei palazzi cittadini ha forgiato l’identità della Contea. Grazie alla presenza di numerose masserie fortificate e grazie alle sue distese verdi, ricamate dai muretti a secco, punteggiata di ulivi e carrubi. Ti servirà un mezzo per dirigerti verso la contrada Quartarella o la contrada Mauto, lungo le strade che da Modica scendono verso il mare o salgono verso la frazione di Frigintini. I muretti a secco qui sono una vera opera d’ingegneria contadina e hanno contribuito a plasmare il paesaggio rurale, creando un equilibrio tra uomo e natura. L’arte dei muretti a secco è stata riconosciuta come Patrimonio Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO. La loro funzione, nota da secoli, è molteplice: oltre a liberare la terra dalle pietre, servono a delimitare le proprietà, creare terrazzamenti e, con i vuoti lasciati nella trama delle pietre, permettere all’acqua di scorrere, in caso di inondazioni.

Ora puoi sederti, o stenderti, sotto un albero di carrubo: soprattutto d’estate, noterai subito il microclima più fresco. È qui che si rifugiano le vacche e gli altri animali; è qui che trovavano ristoro i contadini, mangiando pane e tumazzu (il nostro caciocavallo stagionato) e olive nere, riposandosi dal lavoro nei campi. Se prosegui verso Frigintini, potrai scorgere alcune delle ville ottocentesche dove villeggiava la nobiltà modicana. Una su tutte: Torre Trigona, esempio perfetto di masseria fortificata e nobilitata, con merlature eleganti, terrazze affacciate sul baglio, e tutto il fascino di un tempo.

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