FEASRFONDO EUROPEO AGRICOLO PER LO SVILUPPO RURALE:L’EUROPA INVESTE NELLE ZONE RURALI
ASSESSORATO REGIONALEDELL’AGRICOLTURAE DELLO SVILUPPO RURALE E DELLA PESCA MEDITERRANEA

PER AMORE DEL BELLO

(solo vedere ti EMOZIONA)

«Una città dai colori antichi e una luce sempre nuova. Una città dalle 100 chiese e palazzi nobiliari che custodiscono angoli, profumi e voci familiari. Una città che non ti bastano gli occhi, va guardata col cuore».

Arrivare a Modica è un po’ come affacciarsi su un racconto scritto nei secoli, una storia che ha per protagonista la pietra. Pietra che sale e si arrampica, pietra che accoglie e custodisce. Ti ci perderai, certo, ma solo per imparare a riconoscerla davvero. Perché Modica è amore a prima vis(i)ta: la si attraversa col cuore aperto, lasciando che siano le sue voci – antiche e nuove – a guidarti. Qui tutto parla. E ti accorgi che sei dentro una trama antichissima, e che da quel momento in poi puoi solo ricamare con cura, punto dopo punto.

Modica ha radici antiche e ramificate. Fu città greca, poi romana; terra araba, feconda e irrigata da sapienti canali; normanna e sveva, con torri che vegliavano le valli; aragonese e spagnola, quando divenne Contea autonoma, tra le più floride e potenti del Regno di Sicilia. Un crocevia di culture, poteri, saperi. Ogni popolazione che l’ha conquistata – senza mai dominarla davvero – ha lasciato una traccia: nella lingua, nell’urbanistica, nella cucina, nei riti. 

Rasa al suolo dal terremoto nel 1693, Modica seppe rinascere, indossando un abito (tardo) barocco, magnificente, scenografico. Il mondo se ne accorse secoli dopo, quando fu dichiarata Patrimonio UNESCO, nel 2002. Esattamente 100 anni dopo l’alluvione che ne devastò il centro storico, spazzando via anche i ponti che le davano un’elegante eco veneziana. Modica si può visitare con il naso all’in su: le case sembrano arrampicarsi, in equilibrio tra le colline e il cielo; i mascheroni sembrano scherzare sotto i balconi; le cupole delle chiese bucano le nubi per aprire varchi di luce.

Modica ha tutti i numeri per colpire al cuore: 4 i colli che la circondano, 100 le chiese che la caratterizzano, due i santi che la proteggono (e due comunità di devoti che si contrappongono: i sangiorgiari e i sanpitrari). 250 gli scalini che portano a San Giorgio, 12 le statue dei santi che bisbigliano a San Pietro; migliaia i fedeli che si riversano in centro per la festa della Madonna Vasa Vasa a Pasqua e 3 i baci con cui Maria testimonia la sua commozione di fronte al figlio creduto morto; uno il rito che, tra voci e campane, fa sollevare i bambini verso il cielo, al grido di “Crisci Ranni!”.

A Modica, “città-presepe”, il Nobel Quasimodo” ebbe i suoi natali; Sciascia ne amava il cioccolato «di inarrivabile sapore»; per Bufalino era «un proscenio di pietre rosa, una festa di mirabilia», odorosa di gelsomino, sul far della sera.

Modica è insieme caverna e reggia. È roccia viva e parola incisa, è unica ma duale. Modica si mostra, generosa, ma ti invita a scoprirla, dentro un labirinto di scalinate, edicole e chiesette, vicoli stretti e portali larghi, profumi e panni stesi, giardini nascosti e riti centenari. Modica incarna la promessa di ogni viaggiatore: perdersi per ritrovarsi.

Per cogliere questa doppia anima della città – il barocco che esplode e un’intimità da cortile che non si offre al primo sguardo – serve smarrirsi nei quartieri. Modica Alta, per dire: ci cammini dentro, tra viuzze strette e salite ripide, ed è come se le pietre raccontassero il volto autentico di una quotidianità senza orpelli. O ancora il Dente (il quartiere d’Oriente, chiamato Dente per estensione dialettale), dove le voci si rincorrono da un balcone all’altro. Qui dovresti fare una visita all’Ente Liceo Convitto, punto di riferimento educativo e culturale. L’Ex convento dei frati francescani riformati e la chiesa annessa di Sant’Anna si trovano sulla collina dell’Idria che abbraccia Modica come una madre attenta. Il suo sguardo si posa sull’antico convento delle Benedettine, un luogo sospeso tra cielo e regole, tra silenzio e preghiera. Ancora più in là, al margine sud occidentale della città, il convento dei Cappuccini si apre come una terrazza sull’altopiano. Un luogo di spiritualità sobria, dove l’essenziale è ancora visibile agli occhi. Di fronte a San Pietro si alza Cartellone, addossato alla collina come un presepe: era il quartiere di una delle più numerose e prospere comunità ebraiche della Sicilia. Non si arriva qui per caso: chi entra a Cartellone ha già accettato l’idea di lasciarsi guidare dalla città. E poi c’è la Vignazza, che si districa tra scale, orti e speroni di roccia, portando nel nome l’anima agricola cittadina.

Ma Modica non è ferma nel passato. È città viva, che dialoga con l’ambiente e il mondo. Modica è moderna nella sua offerta culturale. Musei diffusi, spazi d’arte contemporanea, mostre e rassegne, cinema e proiezioni di quartiere, festival letterari (come Scenari) con ospiti di grande richiamo che invitano migliaia di persone a usare scalinate, piazzette e chiostri come platee en plein air. Perché a Modica la cultura è pane quotidiano: basta entrare in una libreria, nella biblioteca comunale Quasimodo, in un laboratorio, in un caffè, per trovare qualcuno che racconta, che discute, che condivide.  

Camminando per la città – senza fretta, senza meta – scopri che qui non si tratta solo di guardare. Si tratta di appartenere. Di trovare il proprio posto tra le curve di una scalinata, tra i balconi in ferro battuto, tra i sorrisi delle persone che ti incontrano per strada. Lascia perdere le mappe (cartacee o digitali): affidati ai tuoi piedi, al tuo naso, alla tua voglia di stupirti. Segui il suono delle campane, il soffio del vento, il profumo di un gelsomino che si fa strada tra le mura di un palazzo. Ed è così che Modica ti riconoscerà come uno dei suoi. E tu, smarrito da tanta meraviglia, saprai ritrovarti. Saprai di essere nel posto giusto.

cosa visitare a MODICA in