FEASRFONDO EUROPEO AGRICOLO PER LO SVILUPPO RURALE:L’EUROPA INVESTE NELLE ZONE RURALI
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cosa visitare a MODICA in 1 giorno

giorno

PER CONOSCERSI

CHIESA DI SAN DOMENICO

Prima di metterti in cammino verso il cuore di Modica, entra in uno dei caffè del centro e fai il test del “vero modicano”: una colazione con granita e brioscia col tuppo (sì, proprio come la crocchia che portavano in testa le nobildonne dell’Ottocento). E mentre degusti, pensa che Corso Umberto, oggi salotto a cielo aperto, un tempo era un fiume. E Modica era attraversata da ponti che le davano il soprannome di piccola Venezia del Sud. Dopo la tremenda alluvione del 1902, il fiume venne coperto, ma se entri nell’atrio del Palazzo Comunale, sul primo pilastro a sinistra trovi incisa la traccia del livello dellacqua di quel tragico 26 settembre.

Proprio di fronte all’ingresso del Municipio, si allungano i caratteristici pontiPulera, con le loro curve basse e larghe, quasi a sostenere le storie che ogni pietra racconta. Poco distanti da qui, ecco le prime due chiese da conoscere: San Pietro, con la sua scalinata scenografica, è una delle due chiese madri della città, ricostruita dopo il sisma del 1693. Ti ci accosti salendo una scalinata attorniata dalle statue dei 12 apostoli, che invitano alla meraviglia. E una volta dentro, gli stucchi policromi ti accolgono come un abbraccio mentre il pavimento mostra decorazioni in marmo e pietra pece nera. Da segnalare anche l’opera lignea, ricavata da un unico tronco di quercia, di San Pietro e il paralitico (1893), che viene portato in processione per la festa del Patrono. Più in là, ecco la Collegiata di Santa Maria di Betlem. Risale al 1400, ha resistito al terremoto del 1693 e per questo le parti architettoniche del primo ordine sono datate al 1500, mentre nel secondo ordine lo stile è neoclassico. Conserva all’interno una cappella palatina e un presepe permanente che è un mondo in miniatura, visitabile tutto l’anno.

LA TORRE DELL'OROLOGIO
Chiostro Santa Maria del Gesù

Fermati, respira, ascolta: Modica comincia a svelarti la sua identità, la sua storia, i suoi riti. Ora inizia una salita, quella che ti porta tra i vicoli del quartiere chiamato “Sbalzo, dove le casegrotta ancora resistono incastonate nella roccia. In via Posterla 84, bussando piano, puoi entrare nella casa-museo di Salvatore Quasimodo: ci trovi il suo studiolo milanese, alcuni oggetti e un video d’archivio che lo immortala nel 1959, quando ricevette il Premio Nobel per la Letteratura. Salendo per via Raccomandata, arrivi a un punto dove il tempo rallenta: il Castello dei Conti che, con la sua caratteristica torre dell’orologio, è il simbolo di Modica. Si erge su uno sperone roccioso che domina la città. Fu fortificazione militare, complesso carcerario, residenza dei conti. Era dotato di mura, porte, torrioni. Da qui, come dalla prua di una nave, Modica ti appare distesa sotto i piedi. Vedi i tetti, i quattro colli che cingono la città, e intuisci l’antico corso del fiume.

Poco più su svetta il Duomo di San Giorgio, sontuoso, con la sua scalinata monumentale ornata di fiori e le sue cinque navate: un unicum nel panorama barocco siciliano, prodotto del genio del celebre architetto siracusano Rosario Gagliardi. Sali fino alla torre campanaria: la vista ti ripagherà ogni sforzo. Dentro, una meridiana ellittica incisa sul pavimento, la statua del santo patrono, San Giorgio martire, e il polittico cinquecentesco di Bernardino Niger, che impreziosisce la parete absidale. Di nuovo fuori, sulla destra, ecco Palazzo Polara che con il suo elegante scalone offre una quinta scenica perfettamente integrata nello spazio sacro. Sul lato sinistro incontri Palazzo Napolino Tommasi Rosso, con i balconi modellati e le inferriate panciute, per ospitare le gonne a campana delle dame, e i mensoloni con mascheroni e figure antropomorfe. È così che Modica rivela tutta la sua anima verticale, come una città di carta tra le mani degli dei. E infatti salendo, dalle scale che ti introducono nel cuore della parte alta della città, eccoti alla chiesa di San Giovanni Evangelista, con la sua scenografica scalinata. Se guardi bene, l’architettura di Modica ha uno stile tardo barocco, perché quando si cominciò a ricostruire, dopo il terremoto del 1693, il barocco in Italia era già al tramonto. Gli architetti, come il geniale Gagliardi, e gli scalpellini locali seguirono quei modelli, contaminandoli però con altre influenze, più lineari nel caso della facciata di San Giovanni. Che, toccando con la sua croce i 449 metri, è il punto più alto del centro storico. Ancora un po’ più su, c’è il complesso di Santa Maria del Gesù: una chiesa con convento e chiostro di fine ‘400, miracolosamente sopravvissuto al terremoto. Il chiostro, con le sue colonne tortili e il pozzo centrale, fu per decenni il cortile d’aria del carcere cittadino. Il convento infatti, espropriato alla Chiesa successivamente all’unità d’Italia, divenne carcere “provvisorio” ma mantenne questa destinazione fino a pochi anni fa.

Riscendendo su Corso Umberto, ecco Palazzo Moncada (ora sede della Biblioteca comunale Salvatore Quasimodo con sale
dedicate alla lettura, anche dei più piccoli, sale multimediali, connessione wifi) e Palazzo Rubino Trombadore, con balconi sorretti da mascheroni con facce buffe e sfrontate. “Non ti curar di loro” e infilati nei vicoletti stretti, col vocio familiare dei cortili e i profumi di una cucina genuina. A proposito, se cominci ad avvertire la fame, non ti preoccupare: Modica è città che nutre. Qui il “mangiare di strada” si faceva prima della moda dello “street food” ed è composto dai “rustici” che trovi nei panifici storici, nei bar di quartiere, nelle rosticcerie, alle feste popolari: le scacce, i pastieri, gli arancini, le cucche, il pane cunzato, le buccatedde. Masticando anche l’eterno dilemma tra arancino o arancina, eccoti davanti a un piccolo scrigno: il Teatro Garibaldi. Ricostruito all’inizio degli Anni 2000, ha nella volta un’opera realizzata dal maestro Piero Guccione insieme agli artisti della Scuola di Scicli. Il tuo primo giro a Modica sta per finire, ma prima vai a visitare la chiesetta rupestre di San Nicolò Inferiore, a pochi passi da San Pietro. Fu scoperta per caso negli Anni ’80: per secoli era stata “nascosta” dai muri di un garage. Solo più tardi emerse la sua vera anima, con affreschi bizantini perfettamente conservati e tombe terragne ancora in parte da esplorare. Un luogo piccolo, intimo, ma dal fascino potente.

E se hai ancora voglia di camminare, prosegui lungo il corso, verso sud: una granita di mandorla o di gelsi ti aspetta in una delle tante gelaterie storiche. Infine, chiudi il cerchio con una visita alla Chiesa di Santa Maria del Carmelo, detta del Carmine: ancora fiera del suo rosone gotico, tra i pochissimi elementi sopravvissuti all’apocalisse del 1693. Mentre di fianco, nell’ex convento attiguo alla chiesa, trova i propri spazi un moderno polo culturale, sede del MARF (Mostre d’Arte Fondazione Teatro Garibaldi), luogo per mostre di artisti nazionali e internazionali.

duomo DI SAN GIORGIO​

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