PER AMORE DEL buono
(il gustare che sa di terra e di festa)
«Questa è una città che nutre. Con ricette dolci tratte dal silenzio dei conventi e quelle salate dalla generosità delle campagne, dove la tradizione si è fatta cultura. Il cioccolato e i rustici delle feste, i coni da passeggio e i biscotti da viaggio: una città da gustare andando tra sapere e sapore».
Come in tutta la Sicilia, anche a Modica il cibo è un rito. È un modo per conoscere, amare, creare relazioni: col tempo, con la memoria, con le persone, con la città. Ogni boccone racconta una storia, ogni profumo risveglia un ricordo, anche in chi qui non ci è mai stato.
Il viaggio nel gusto comincia all’alba, tra le colline punteggiate di masserie, caseifici e aziende agricole a conduzione familiare. Dove mani esperte custodiscono saperi antichi, tramandati di generazione in generazione. Le porte si aprono ai visitatori, per svelare i gesti lenti e rituali della lavorazione della ricotta, del caciocavallo, del tumazzo: formaggi tipici della campagna modicana. Assaggiare la ricotta calda è un rito che avvolge in tutti, e con tutti, i sensi. Un’esperienza di autentica felicità: la ricotta calda si mangia con un cucchiaio di legno o col pane di casa (altro prodotto tipico: un pane a pasta dura, con farina dell’antico grano Rossello Ibleo e lievito madre), nient’altro: solo la sua dolcezza, la sua cremosità che accarezza il palato. È il cibo dell’inizio, della semplicità.
Poi ci sono loro: le scacce. Non sono semplici focacce, ma piccoli romanzi di pasta avvolti su sé stessi. Ripiene di melanzana, pomodoro, formaggio o ricotta, cipolla o salsiccia, prezzemolo… si trovano ovunque: nei panifici storici, nei bar di quartiere, alle feste popolari. Ogni famiglia ha la sua versione, che si manifesta soprattutto nei giorni delle feste. Oggi le scacce sono lo street food d’eccellenza: uno scrigno di sapori autentici, simbolo identitario del territorio, amate da chi ci vive e desiderate da chi arriva. Altro tesoro dei “rustici” della cucina contadina, la cucca: una rosa di pasta di pane grande come un’arancia, impreziosita da pepite di caciocavallo Ragusano semi stagionato e cotta nel forno a legna. Perfetta da “sfogliare” con le mani mentre si passeggia o da gustare seduti, al centro di un tavolo e di chiacchiere condivise. Ecco comparire i pastieri – tortini salati ripieni di carne trita, prezzemolo, formaggio e pangrattato. Nati per le grandi occasioni, sono oggi parte di quel “cibo da passeggio” che Modica ha saputo reinventare con eleganza. Qui lo street food non è moda, ma abitudine antica. Almeno quanto l’arancina/o: icona dell’isola, a suon di ripieni di riso, formaggio, uova e carne. Nati dalla tradizione contadina e dall’ingegno di chi sapeva valorizzare i prodotti di stagione, i buccateddi sono un orgoglio della gastronomia modicana. Il ripieno varia secondo la stagione, ma i protagonisti restano sempre gli stessi: verdure spontanee, ortaggi – soprattutto broccoli – carne, caciocavallo Ragusano e abbondante olio evo. Il risultato? Una mezzaluna fragrante e saporita, che profuma di terra e saperi antichi. Tra le varianti più ricche ci sono le ’mpanate, rustici sostanziosi e saporiti, che affondano le radici nella tradizione spagnola, da cui ereditano nome e forma: sono legate a precisi momenti dell’anno, spesso ai giorni delle festività.
Ed ecco il tabarè (vassoio) dei dolci. A cominciare dalla regina assoluta: la ‘mpanatigghia. Un biscotto a forma di mezzaluna che custodisce una sorpresa impareggiabile: cioccolato, mandorle, spezie e carne di manzo tritata. Una preparazione antica, frutto dell’ingegno delle monache e della contaminazione tra cucine spagnole, arabe e siciliane. Un “biscotto da viaggio”, metafora di Modica: dolce e salata, sacra e profana, elegante e contadina.
Delicato e vellutato come un ricordo d’infanzia il biancomangiare è una sorta di budino di mandorla e latte che profuma di conventi, di mani laboriose e silenzi fragranti. Accanto, le cassate di ricotta, i mustazzoli, la frutta martorana, i biscotti di mandorla e quelli al burro. E, ovunque, il profumo della giuggiulena (in dialetto: gghiurgghiulèna, dolce tipico del periodo natalizio, insieme al torrone di sole mandorle), la cobaita con il miele ibleo e semi di sesamo, che unisce la maestria della dolceria iblea all’eco della tradizione araba.
Ma il vero ambasciatore di Modica resta lui: il cioccolato. Scuro, granuloso, speziato. Arrivato qui nel Seicento grazie agli spagnoli, che lo avevano appreso dagli Aztechi, è diventato parte del DNA cittadino. La sua unicità sta nella lavorazione “a freddo”, che conserva intatte le sue caratteristiche antiche. Il Consorzio del Cioccolato di Modica IGP oggi tutela questa eccellenza, e tanti sono i laboratori in cui si può assistere alla lavorazione, assaggiare, comprare, o semplicemente chiacchierare con chi questo mestiere lo fa da generazioni. E d’estate? Quando il sole è alto e tutto profuma di zagara, non si può non fermarsi per una granita o per una cremolata: accompagnata dalla brioscia col tuppo, è la pausa golosa e rinfrescante se vuoi sentirti siciliano doc. Se cerchi un’esperienza più immersiva puoi spingerti nelle campagne dove, tra carrubi e ulivi, caseifici, frantoi, masserie e panifici aprono le loro porte ai visitatori. Degustazioni, laboratori, racconti attorno al baglio. La cucina modicana nasce qui, tra i muretti a secco e i profumi di origano selvatico. Perché Modica non offre solo sapori, ma incontri: con le persone, con le stagioni, con la terra.